Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Sei rivestito di maestà e di splendore,
avvolto di luce come di un manto,
tu che distendi i cieli come una tenda,
costruisci sulle acque le tue alte dimore,
fai delle nubi il tuo carro,
cammini sulle ali del vento,
fai dei venti i tuoi messaggeri
e dei fulmini i tuoi ministri.
Egli fondò la terra sulle sue basi:
non potrà mai vacillare.
Tu l’hai coperta con l’oceano come una veste;
al di sopra dei monti stavano le acque.
Al tuo rimprovero esse fuggirono,
al fragore del tuo tuono si ritrassero atterrite.
Salirono sui monti, discesero nelle valli,
verso il luogo che avevi loro assegnato;
hai fissato loro un confine da non oltrepassare,
perché non tornino a coprire la terra.
Tu mandi nelle valli acque sorgive
perché scorrano tra i monti,
dissetino tutte le bestie dei campi
e gli asini selvatici estinguano la loro sete.
In alto abitano gli uccelli del cielo
e cantano tra le fronde.
Dalle tue dimore tu irrighi i monti
e con il frutto delle tue opere si sazia la terra.
Tu fai crescere l’erba per il bestiame
e le piante che l’uomo coltiva
per trarre cibo dalla terra,
vino che allieta il cuore dell’uomo,
olio che fa brillare il suo volto
e pane che sostiene il suo cuore. (Salmo 104, 1-15)
Commento
Francesco d’Assisi è fin troppo celebre per la familiarità che mostra con le creature e per la dilatazione cosmica del suo spirito di fraternità, che giunge a chiamare ‘fratello’ e ‘sorella’ le creature inanimate, coinvolgendole nella lode comune al Creatore. L’uomo si fa così voce di ogni creatura, e diventa il sacerdote che presenta a Dio un inno universale di benedizione e ringraziamento. Lasciamo che, ancora una volta, sia proprio don Tonino a descrivere questo aspetto.
Don Tonino Bello
La lezione è chiara. Dobbiamo dare il diritto di parola alle creature e stringere rapporti cordiali con loro! Come seppe fare Francesco. Se vedeva distese di fiori, si fermava a predicare loro e li invitava a lodare e amare Dio, come esseri dotati di ragione. Allo stesso modo, le messi e le vigne, le pietre e le selve e le belle campagne, le acque correnti e i giardini verdeggianti, la terra e il fuoco, l’aria e il vento con semplicità e purità di cuore invitava ad amare e lodare il Signore. E finalmente chiamava tutte le creature col nome di fratello e sorella, intuendone i segreti. A Santa Maria della Porziuncola c’era una cicala sopra un fico vicino alla cella di Francesco. Un giorno il servo del Signore chiamò la cicala che volò sulla sua mano, e le disse: canta, sorella mia cicala, e loda col tuo giubilo Iddio creatore. Essa, obbedendo senza indugio, incominciò a cantare e non smise, finché, per ordine del padre, volò di nuovo al suo posto. Quando si lavava le mani, sceglieva un posto dove l’acqua non venisse pestata con i piedi. Perfino per i vermi sentiva grandissimo affetto; perciò si preoccupava di toglierli dalla strada, perché non fossero schiacciati dai passanti. E al frate che tagliava la legna raccomandava di non abbattere mai tutto l’albero, ma lo tagliasse in modo che ne rimanesse una parte intatta. Diceva al frate incaricato dell’ orto, di non coltivare erbaggi commestibili in tutto il terreno, ma di lasciare uno spiazzo libero di produrre erbe verdeggianti, che alla stagione propizia producessero fratelli fiori.
Commento
L’amore per la creazione, tuttavia, né per Francesco d’Assisi né per Antonio Bello si risolve in uno sterile estetismo, in un esercizio egoistico di contemplazione. Il santo umbro sa «scoprire in tutte le creature la presenza di Dio», collega le creature ai misteri della salvezza di cui la Bibbia le rende simbolo. Ad esempio, il legno gli evoca la croce di Cristo; il lombrico gli fa venire in mente il salmo in cui l’orante si lamenta con Dio, proclamando di sentirsi un verme e non un uomo; il sole, nel Cantico omonimo, col proprio splendore, con la bellezza della luce che irradia «porta significatione» di Dio l’Altissimo. La creatura è così apprezzata per se stessa, ma anche per il suo valore sacramentale, cioè in quanto con la propria visibilità manifesta qualcosa di Dio invisibile.
Accanto alle convergenze, ci piace evidenziare anche una divergenza. Alla visione del cosmo di san Francesco – bisogna riconoscerlo – manca il mare, forse non senza un motivo, in quanto l’Umbria è una regione italiana priva di uno sbocco sul mare. La Puglia, invece, è quasi interamente circondata dal mare, e il Capo di Leuca è un cuneo tra lo Jonio e l’Adriatico. Non fa meraviglia, allora, che don Tonino abbia composto un suo personale Cantico, la Preghiera in riva al mare. Eccone i versi.
Don Tonino Bello
Benedetto sia Tu, o mio Dio, per il mare, che hai fatto blu
e l’hai gonfiato di onde che si muovono.
Per i flutti che hai fatto glauchi
e con le bianche creste di schiuma.
Per il sole che getta tanto fuoco sul mare.
Per il cielo che hai fatto tutto scintillante di luci
e per la gioia profonda che ci dai
quando ci tuffiamo nelle acque refrigeranti
e per questa grandezza che ci circonda, facci comprendere,
oh Signore, che siamo piccoli, e abbiamo bisogno di Te.
[I commenti sono tratti da: Francesco Neri, Le stigmate e la misericordia, San Francesco d’Assisi nell’esperienza cristiana di don Tonino Bello, Ed. Insieme 2016]

Informativa Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. maggiori informazioni
Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.