Il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà.
La mucca e l’orsa pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno insieme.
Il leone si ciberà di paglia, come il bue.
Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso.
Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare. (Is 11, 6-9)
Commento
Don Tonino fa parte dell’esercito disarmato che dal 7 al 13 dicembre 1992 parte alla volta di Serajevo. Nonostante il cancro che lo scava spietatamente, egli sente necessario essere presente in questo gesto di testimonianza nonviolenta. Il vescovo di Molfetta presenta tale progetto come in diretta continuità con Francesco che si incontra col sultano d’Egitto. È un momento di grande importanza nella vita del santo di Assisi.
L’approccio di Francesco al sultano d’Egitto è di segno totalmente contrastante con quello militare prevalentemente praticato dal resto della cristianità. Lasciamo ora che sia don Tonino a descrivere l’accaduto.
Don Tonino Bello
Nel giugno 1219, la flotta dei crociati partì da Ancona verso la Palestina, alla conquista dei Luoghi Santi. Su una nave salì anche Francesco, col segreto disegno di convertire i soldati a propositi di non violenza, ma anche col desiderio di frapporsi, disarmato, tra i Saraceni e i crociati. Nel campo dei crociati non riuscì a far desistere l’esercito dall’uso delle armi. I combattimenti infuriarono con la forza del parossismo, e migliaia di combattenti perdevano ogni giorno la vita. Francesco allora
decise un gesto folle: si diresse verso il campo di Malik-al-Kamil. Venne accolto con molta simpatia ed ebbe modo di parlare non solo di Gesù Cristo, ma anche della assurdità della
guerra, che si sarebbe potuta evitare col negoziato e col dialogo tra le due parti belligeranti… Fu ascoltato con molto interesse, ma soprattutto fece una grande impressione questo modo
inerme di presentarsi. Una autentica rottura della logica corrente, che sconcertò positivamente il sultano e lo Stato generale del suo esercito.
Commento
L’incontro lascia una traccia sia in Malik-al-Kamil, sia nello stesso Francesco. Ne troviamo tracce molteplici. La Lettera ai reggitori dei popoli chiede a costoro che «ogni se sera si annunci mediante un banditore o qualche altro segno che siano rese lodi e grazie all’Onnipotente Signore Dio da tut- to il popolo», a somiglianza dell’invito alla preghiera del muezzin. Sorprende 1’affinità tra le Lodi di Dio Altissimo, enunciazione ammirata di attributi di Dio, e la preghiera dei nomi di Allah che il musulmano sgrana sul rosario. In particolare è eloquente il capitolo sedicesimo della Regola non bollata, dedicato a coloro che vogliono partire in missione tra i saraceni. Francesco esige in primo luogo che il missionario sia autorizzato dal ministro provinciale, con estrema prudenza. Quindi propone due stili missionari:
San Francesco
Un modo è che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio e confessino di essere cristiani. L’altro modo è che, quando vedranno che piace al
Signore, annunzino la parola di Dio, perché essi credano in Dio onnipotente Padre e Figlio e Spirito Santo, e siano battezzati, e si facciano cristiani.
Commento
Appare la novità dell’ approccio di Francesco, che non disprezza 1’interlocutore ma sa coglierne le ricchezze, ripudia la via della violenza, e sa accontentarsi di un annuncio legato alla semplice presenza di una confessione di fede discreta e pacifica. Per don Tonino, «Francesco non si è occupato di andare a convertire il Sultano; è andato soltanto ad annunciare parole di liberazione per i fratelli».
Dodici secoli dopo, alla fine dell’anno 1992, si consuma ancora uno scontro tra uomini in cui gioca un peso importante la fede religiosa. Don Tonino interviene assieme ai suoi compagni di testimonianza e profezia, e dichiara in modo esplicito: «Il cammino verso Sarajevo, che partirà anch’esso da Ancona, vuole ripetere lo stesso gesto di Francesco». La marcia carica di speranza verso la martoriata città della Bosnia è documentata da uno splendido diario del vescovo
di Molfetta.
Perciò egli si trova in piena sintonia con quello che è stato definito lo ‘spirito di Assisi’. Il 27 ottobre 1986, accogliendo l’iniziativa del papa Giovanni Paolo II, salgono ad Assisi i rappresentanti delle chiese e delle comunità cristiane, ma anche delle principali tradizioni religiose presenti nel mondo. Don Tonino pubblica un intervento il giorno prima dell’ avvenimento, e se ne fa esegeta. Don Tonino aderisce totalmente a tale prospettiva, schierandosi dalla parte di coloro che ne difendono con entusiasmo la profeticità.
[I commenti sono tratti da: Francesco Neri, Le stigmate e la misericordia, San Francesco d’Assisi nell’esperienza cristiana di don Tonino Bello, Ed. Insieme 2016]

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