Lettura biblica (Gv 14, 25 – 31)
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco.
Lettura francescana: La pace che annunciate, abbiatela nel cuore
La Leggenda dei tre compagni riporta questa raccomandazione di Francesco: «La pace che annunziate con la bocca, abbiatela ancor più copiosa nei vostri cuori». Qui il discorso ci tocca direttamente e ci aiuta a scoprire come possiamo anche noi diventare «strumenti di pace».
Un detto antico, oggi contestato, diceva: «Si vis pacem para bellum». Ma c’è un senso in cui questo detto è sacrosanto. Se vuoi la pace preparati alla guerra… con te stesso. In Asia Minore è stata ritrovata, tra le pietre di una moschea, copia del famoso «Indice delle proprie imprese» dell’imperatore Augusto. In esso egli parla anche della pax Romana da lui stabilita nel mondo e la definisce parta victoriis pax, una pace ottenuta mediante successive vittorie. Anche la pace di Cristo si ottiene con successive vittorie, ma vittorie su se stessi, non sui nemici esterni; una pace nella quale non ci sono vincitori e vinti. «Sulla croce – è scritto – egli distrusse in se stesso l’inimicizia» (cf Ef 2, 16): «l’inimicizia», non il nemico, «in se stesso», non negli altri. Aveva ragione Gesù di dire: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi» (Gv 14,27). Il mondo dà la «parola» pace, ma non la «cosa» significata dalla parola, o, se la dà, è la pace di Augusto, non quella di Dio.
«Da che cosa derivano le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che combattono nelle vostre membra?» (Gc 4, l). È una spiegazione della guerra, questa di san Giacomo, meno semplicistica di quanto si creda. Chi può dire, per esempio, quanta parte abbia avuto, nei recenti atti terroristici, il desiderio che c’era nel cuore di alcune persone di far parlare di sé, di stupire il mondo intero con azioni eclatanti e, dunque, la vanità? Pascal ha detto che la vanità umana può arrivare al punto di «fare gettito perfino della vita purché la gente ne parli». La pace non si fa come la guerra. Per fare la guerra, occorrono lunghi preparativi, formare grossi eserciti, predisporre strategie e poi muovere compatti all’attacco. Guai a chi volesse cominciare per primo, da solo e alla spicciolata: sarebbe votato a sicura disfatta. La pace si fa esattamente al contrario: alla spicciolata, cominciando subito, per primi, anche uno solo, anche con una semplice stretta di mano. Miliardi di gocce d’acqua sporca non faranno mai un oceano pulito; così miliardi di uomini senza pace nel loro cuore non faranno mai un’umanità in pace. Uno dei messaggi di Giovanni Paolo II per la Giornata della pace, quello del 1984, portava come titolo: «La pace nasce da un cuore nuovo». È la stessa idea espressa da Francesco.
La pace del cuore, nella prospettiva cristiana, non si ottiene però soltanto per via ascetica, lottando contro le passioni, ma anche e soprattutto per grazia. Essa è un «frutto dello Spirito» (GaI 5, 22), cioè qualcosa che nasce dallo sforzo della nostra libertà fecondata e sostenuta dallo Spirito Santo. Anche la pace sociale, non solo quella del cuore, è un frutto dello Spirito di Dio che, come dice un testo della Gaudium et spes, è presente all’evoluzione dell’ordine sociale e «con mirabile provvidenza dirige il corso dei tempi e rinnova la faccia della terra». Lo Spirito Santo e la pace condividono lo stesso simbolo della colomba e la sera di Pasqua Gesù conferì ai discepoli, d’un sol
fiato, l’una e l’altra cosa insieme: «Pace a voi. .. Ricevete lo Spirito Santo» (Gv 20,21-22).
(Da: R. Cantalamesssa, Francesco d’Assisi. Il genio religioso e il santo, Ancora, 2018, pp. 89-91).

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