Nel libro «Il grande compito. Tradurre la fede nello spazio pubblico secolare» di Giovanni Ferretti, Cittadella 2014, vi sono contenuti molto interessanti che possono aiutarci ad approfondire la missione di Santa Maria alla luce dell’attuale “spazio pubblico” nel quale ci troviamo a vivere.
Abbiamo perciò pensato di mettere in parallelo alcuni brani del libro che riguardano la nostra missione, con le parole che Padre Giuseppe Maria ci diceva fin dagli anni ‘50.
F.«Se non vogliamo che la fede cristiana finisca nel ghetto di ristrette comunità identitarie, con un proprio linguaggio “misterico” ad esclusivo uso interno, abbiamo il dovere […] di renderla presente in questo “spazio pubblico”, in modo intelligente, comprensibile, credibile ed anche interessante, agganciandoci ad interrogativi e desideri umani profondamente sentiti”». (p141)
P.«Dobbiamo parlare una lingua adatta a quelli che hanno la cultura di non credenti, che hanno perso la fede, una lingua che il lontano capisca.Mettersi sui passaggi dei lontani,… pubblicità su Cristo rapida, intelligente, mordente, e un indirizzo: Associazione Informazioni su Cristo». (Dal Commento)
«Tutti i mezzi dovranno essere usati, sperimentati, modernizzati, inventati per una sempre più ardente, precisa tecnica pubblicitaria su Gesù. Che sfida fantastica: fare pubblicità non per un Mon Chéri, ma per Cristo!». (Dal Commento)
F.«In questo spazio pubblico, coloro che fanno opinione o ne determinano la tonalità, non sono più anzitutto le autorità politiche o religiose e neppure le autorità scientifiche istituzionali (pur con tutta l’autorità che oggi riveste nel pubblico la ragione scientifica); ma sono i giornali e i giornalisti (oggi i principali “opinionisti“), la TV, la “rete internet”, gli autori di libri di successo, gli artisti e i cantanti più in voga, gli stessi personaggi noti dello sport ecc.». (p140)
P. «Sui tram, sui treni, al bar si legge la “teologia senza Dio”; sul quotidiano massonico, sui rotocalchi il problema del divino affascina… interrogativi, esperienze, intuizioni; ma una carica di obiezioni travolge “chi non sa” e tutto sfocia nella teologia senza Dio». (Dall’Equipe 2 agosto 1970)
F. Quale dovrà essere lo “stile” di un annuncio efficace?
«… dovrebbe essere il linguaggio di una verità che non s’impone, ma si offre in dono gratuito; e quindi invita alla libera accettazione secondo la convinzione che è in grado di suscitare… Certamente il cristiano crede di aver trovato in Cristo la verità assoluta, dono prezioso per tutti gli uomini; ma proprio per questo deve lasciare che essa parli di per se stessa, con fiducia nella sua forza di illuminazione e di attrazione una volta che sia ben presentata. Sapendo, però, che pur presentata nel migliore dei modi anche la verità cristiana può essere liberamente rifiutata; come del resto è capitato a Gesù Cristo stesso, che certo non mancava di buone capacità di comunicazione». (p 145)
P. «l lontani: questi sono gli affamati che non sanno di avere fame! Dedicatevi a questo apostolato per cui nessuno, forse, vi dirà mai grazie. Questo lavoro su un piano umano, è completamente a vuoto. Ma che clima di santità se vissuto in pieno!Ricordando sempre che il 5% è tecnica, ma il 95% è grazia.
Tutto il materiale: depliant, libretti, manifesti,… deve essere dato in modo assolutamente gratuito, perché il pane della fede non si fa pagare». Essere le contemplative della fabbrica, degli alberghi, dei negozi, degli uffici… gridare forte con la vita il Vangelo, parlare a tutti di Gesù… ». (Dal Commento alle Costituzioni)
Come non ritrovare in queste espressioni scritte oggi da un profondo pensatore, l’idea così originale del Padre: portare il Vangelo nelle strade, con il linguaggio degli opinions leader, quello pubblicitario? “Agganciandoci ad interrogativi e desideri umani profondamente sentiti”, offriamo un benefits che si chiama Gesù Cristo. Sappiamo che i messaggi che lanciamo sulle strade, centinaia di volte, vengono viste anche in modo inconsapevole, entrano e lavorano nell’inconscio e al momento giusto emergono come un seme che può produrre un cambiamento. Noi non sappiamo come e quando, o almeno non quanto ci piacerebbe.
Ma crediamo sulla parola di Gesù: “Beati coloro che credono, pur senza aver visto”.
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La nostra missione è una-evangelizzazione un preparare il terreno affinchè altri possano gettare la semente del vangelo.