Lettura biblica
Lc 10, 1-11
Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”.
Lettura francescana
Francesco, araldo di pace
Si rimane colpiti, scorrendo le fonti francescane, dalla frequenza con cui ricorre in esse la parola «pace». Dove passava il Poverello fioriva la pace. Guardando indietro, dopo la sua morte, al tempo in cui egli aveva vissuto sulla terra, i contemporanei ebbero l’impressione come di una parentesi di pace nel tumultuoso mondo del tempo: «Abbiamo visto tutti coi nostri occhi come siano trascorsi nella pace e nella quiete i tempi, sino a quando è stato in vita il servo di Cristo e quale abbondanza vi sia stata di ogni bene»1.
Videro in lui il messaggero «che reca il vangelo della pace, (ls 33,7), «l’araldo» della pace2. Scorriamo anzitutto gli scritti del santo. Nella Regola prescrive ai frati che, in qualunque casa entreranno, dicano: «Il Signore ti dia pace»3 e nel suo Testamento afferma che fu il Signore stesso a rivelargli di rimettere in vigore questo saluto biblico4.
In tutte le lettere che scrive sempre inizia augurando la pace. La benedizione aronitica: «Il Signore volga a te il suo sguardo e ti dia pace» (Nm 6, 25) divenne il suo modo abituale di benedire5. Nelle Lodi di Dio che si conservano scritte di suo pugno in Assisi ce n’è una che dice: «Tu sei la pace»6.
Mandando i suoi frati a predicare diceva loro: «Andate, carissimi, a due a due per le varie parti del mondo e annunciate agli uomini la pace»7. C’è una piccola storia legata a questo saluto che conosciamo dalle fonti:
«Nei primordi dell’ordine, andando Francesco con un fratello che apparteneva ai primi dodici, costui salutava uomini e donne per via e quelli che stavano nei campi con le parole: Il Signore vi dia pace! Ma poiché la gente non aveva ancora udito dalla bocca di alcun religioso un tale saluto, molto se ne stupiva. Altri, seccati, replicavano, “Cosa vuol dire questo vostro saluto?”. Talmente che quel frate comincio a sentirsi imbarazzato, e disse a Francesco: “Concedimi di dire un altro saluto”. Rispose Francesco: “Lasciali dire, ché non comprendono le cose di Dio. Ma non te ne vergognare, perché perfino nobili e principi di questo mondo mostreranno riverenza a te e agli altri frati in grazia di questo saluto”»8.
La storia gli ha dato ragione! Anche dietro il saluto che diverrà il motto del movimento francescano «Pax et Bonum – Pace e Bene», c’è una piccola storia. Al tempo della conversione di Francesco, uno sconosciuto percorse per più giorni le vie d’Assisi gridando a tutti «Pace e bene, pace e bene», per poi scomparire dalla scena. Tutti l’interpretarono come un presagio della futura missione del Santo9. La pace che fiorisce sui passi di Francesco non è solo pace interiore, con Dio. Nella predica che tenne nel capitolo delle stuoie esortò i suoi frati «ad avere concordia e pace con Dio, con gli uomini e con la propria coscienza»10. Le tre dimensioni essenziali della pace. Gli stava sommamente a cuore la pace ecclesiastica. In un’epoca in cui tutti i movimenti di riforma entravano in conflitto con il clero, egli diceva ai suoi frati: «Sappiate che il bene delle anime e la salvezza dei popoli meglio si possono raggiungere se si è in pace che in discordia con il clero»11.
La pace di Francesco ha una dimensione anche politica nel senso più bello del termine, di pace nella città e tra le città. Al suo arrivo sotto le mura di Arezzo fuggono dalla città i demoni della discordia e ritorna la pace12. Lo stesso avviene nelle città di Siena, Bologna e Roma13, senza parlare della sua città natale, Assisi, dove riporta la pace tra nobili e popolo, tra podestà e vescovo14.
È una pace che si estende a tutto il creato. Il «fioretto» del lupo di Gubbio è tutto scandito dalla parola «pace» che vi ricorre ben sette volte. Esso ha un significato simbolico di ritorno alla pace originaria tra l’uomo e le altre creature. «Io voglio, frate lupo, far la pace tra te e costoro, sicché tu non gli offenda più, ed eglino ti perdonino ogni passata offesa, e né li uomini né li cani ti perseguitino più»15.
Non sappiamo se la preghiera: «Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace», attribuita a Francesco dalla tradizione, sia davvero sua, ma una cosa è certa: essa si è realizzata in lui come forse in nessun altro.
(Da: R. Cantalamesssa, Francesco d’Assisi. Il genio religioso e il santo, Ancora, 2018, pp. 85-87).
1 Tommaso da Celano, Vita seconda, XXIII, 52 (FF 638).
2 Bonaventura, Legg. magg., Prologo (FF 1020-1021); Tre compagni, X,39 (FF 1443).
3 Regola bollata, III (FF 86).
4 Testamento, 27 (FF l2l).
5 Benedizione a frate Leone (FF 262).
6 Lodi, 12 (FF 261).
7 Tommaso da Celano, Vita prima, XII, 29 (FF 366).
8 Spec. perf., I, 26 (FF l711).
9 Tre compagni, VIII, 26 (FF l428).
10 Fioretti, XVIII (FF 1848).
11 Tommaso da Celano, Vita seconda, CVII, 146 (FF 730).
12 Ibid., LXIV (FF 695).
13 Fioretti, XI (FF1839); Cronache e testimonianze (FF 2252.2292).
14 Legg. Per., (FF 1593).
15 Fioretti, XXI (FF 1852).

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