Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita – la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi –, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena. (1 Gv 1, 1-4)
Commento
Don Tonino segue da vicino anche i sacerdoti, i religiosi e le religiose che dalla sua diocesi partono per la missione.Occorre però notare che l’orizzonte mondiale del pensare di don Tonino non gli impedisce di notare – nel 1989 – che anche l’Italia è terra di missione, proponendo la triplice scelta missionaria della Parola, dei lontani, degli adulti. E dunque, il pensare globalmente che si traduce nell’agire local-
mente si snoda attraverso 1’Italia.
Le lettere che don Tonino indirizza ai catechisti nel 1989 e nell’ anno successivo, contengono una traccia di metodo missionario. L’itinerario si snoda secondo le prime frasi della Prima lettera di san Giovanni. Questo è l’inizio: «Ciò che era fin da principio… ciò che abbiamo udito ciò che abbiamo veduto… ciò che abbiamo contemplato… ciò che le nostre mani hanno toccato…». All’inizio vi è dunque l’esperienza di fede, l’esperienza dell’incontro con Colui che ci rivela il Padre attraverso la pro-
pria carne. È proprio a tal proposito che don Tonino offre ai catechisti il modello di san Francesco, il quale, nella celebrazione del Natale a Greccio, si passa la lingua sulle labbra mentre pronuncia il nome di Gesù, consapevole che nel nome e cioè nella persona del Signore si trova ogni nostra dolcezza.
Tutto ciò «noi lo annunziamo anche a voi». Ecco il secondo momento. La missione non è azione di proselitismo né l’adempimento del dovere di espansione di un’azienda, ma è la trasmissione della bella notizia, è la comunicazione che il cristiano dona ai suoi fratelli e alle sue sorelle di ciò che di più prezioso possiede: la presenza del Signore. Come un giornalista che divulga la notizia dell’evento più importante, come un amante che vuol far conoscere agli amici la donna di cui è innamorato, così il cristiano trasmette nella missionarietà la propria relazione con Cristo.
L’annunzio, più precisamente, deve essere un «rendere testimonianza», nel senso che più ancora che le parole deve essere esplicito e convincente lo stile di vita del cristiano. Lo sbocco di ciò è la comunione, come recita il testo biblico, la comunione tra i cristiani e tra i cristiani e il mondo, in cui si riflette la comunione col Padre e col Figlio nello Spirito Santo. Nella comunione, così tra gli uomini come nella Trinità, sta la gioia, della quale don Tonino è stato appassionato profeta per il nostro tempo, e che racconta modellandola sull’epilogo del dialogo tra san Francesco e frate Leone.
Don Tonino Bello
Frate Leone, pecora di Dio, quando avrai faticato per portare agli altri la parola del Signore, e ti sarai sforzato di trasmettere la tua esperienza vissuta con lui, e non avrai fatto conto degli ostacoli incontrati nel cammino, e avrai sofferto a causa del vangelo, e ti sarai accorto che anche una sola persona si è aggiunta al numero dei tuoi discepoli… scrivi che qui è perfetta letizia! A laude di Cristo. Amen!
Commento
Il vescovo di Molfetta proclama la missione come appartenente alla vocazione di tutti i cristiani: «non solo, quindi, i missionari “doc”, magari con tanto di barba, e con tanto di profumo di foreste tra le mani, e con tanto fascino di avventure in terre lontane». Ad ognuno dei battezzati, don Tonino rivolge un anche tu per evangelizzare il mondo.
Don Tonino Bello
“Anche tu per evangelizzare il mondo”: il Signore ce l’ha anche con te. La sua mano tesa ti ha individuato nella folla. È inutile che tu finga di non sentire, o ti nasconda per non farti vedere. Quell’indice ti raggiunge e ti inchioda a responsabilità precise che non puoi scaricare su nessuno.
“Anche tu”. Perché il mondo è la vigna del Signore, dove egli ci manda tutti a lavorare. A qualsiasi ora del giorno. Non preoccuparti: non ti si chiede nulla di straordinario. Neppure il tuo denaro: forse non ne hai. E quand’anche ne avessi, e lo donassi tutto, non avresti ancora
obbedito all’intimo comando del Signore. Si chiede da te soltanto che, ovunque tu vada, in
qualsiasi angolo tu consumi l’esistenza, possa diffondere attorno a te il buon profumo di Cristo. Che ti lasci scavare l’anima dalle lacrime della gente. Che ti impegni a vivere la vita come un dono e non come un peso. Che ti decida, finalmente, a camminare sulle vie del Vangelo, missionario di giustizia e di pace. Esprimi in mezzo alla gente una presenza gioiosa, audace, intelligente e propositiva. Se vi dicono che afferrate le nuvole, che battete l’aria, che non siete pratici, prendetelo come un complimento. Non fate riduzioni sui sogni. Non praticate sconti sull’utopia. Se dentro vi canta un grande amore per Gesù Cristo e vi date da fare per vivere il Vangelo, la gente si chiederà: “Ma cosa si cela negli occhi così pieni di stupore di costoro?”
[I commenti sono tratti da: Francesco Neri, Le stigmate e la misericordia, San Francesco d’Assisi nell’esperienza cristiana di don Tonino Bello, Ed. Insieme 2016]

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